…..Con un milione di lire

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Alle 10.30 fece capolino il sole, che entrando prepotentemente nelle vetrate ideate e colorate da Padre Costantino, riscaldò la stanza. Vedere il sole in questo periodo in questa terra, è una cosa costantemente improbabile.

Padre Costantino, il frate/artista ha disegnato le vetrate che chiudono la tasting room.

Una figura importante per i Vajra, ma anche un creatore, poeta un artista conosciuto in tutto il mondo, un architetto/non architetto, colui che ha riformato l’Arte Sacra. Per lui le vetrate hanno una funzione spaziale; devono creare uno spazio mistico. Il suo desiderio era quello di far rifrangere i raggi del sole sul pavimento e sulle pareti fin dal mattino. Ci era riuscito.

Noi eravamo li, insieme alla Signora Milena, che è la gentilezza, la cordialità e l’educazione fatta a donna, oltre naturalmente all’amore che ha per la sua famiglia e al lavoro che conduce. Lo si legge negli occhi, lo trasmette quando narra gli episodi, la storia che gli ha portati fin qua. La cantina Vajra, oggi è una bella realtà; Aldo, ha portato la tradizione del Barolo nel mondo partendo da un lontano 1972, annata difficile, annata in cui lasciare i grappoli sulle piante, sarebbe stato più opportuno. Ma, lui raccoglie, vinifica e vende le prime bottiglie. E’ giovane, poco più che adolescente, ma è già un importante responsabile dell’azienda.

Un milione di lire.

Galeotta fu quella manciata di denari per Aldo, come mi racconta la Signora Milena, caparbio, coraggioso e testardo a condurre le sue idee ad un unico fine. Fu il padre, a concedergli quella somma. Al contrario della mamma, credeva in lui, aveva visto che la passione per la viticultura, sovrastava ogni altra scelta di vita. Aldo non ha mai avuto paura, anche quando tutti fuggivano dalle campagne poco redditizie al cospetto delle città industrializzate che “regalavano” lavoro con buone retribuzioni. Tutti pensavano che sarebbe stato il futuro, ma Aldo, no. Resta su quelle colline e comincia insieme alla moglie Milena nel 1986, anno di fondazione della cantina, costruita su basi semplici e che oggi continua ad allargarsi, con l’ausilio dei figli Giuseppe, Francesca e Isidoro.

Sul tavolo è tutto pronto. Una brochure che cita “Vajra, amore alla terra”, 2 sputacchiere, 4 Riedel, acqua gasata e una batteria composta da : Langhe Riesling 2016, Dolcetto 2016, Barbera 2015, Dolcetto Coste&Fossati 2016, Langhe Nebbiolo Clarè J.C. 2017, Barolo Albe 2014,  Barolo Cerretta, Barolo Ravera 2014 e la punta di diamante del Barolo Bricco delle Viole 2014.

Mi soffermo scrivendo qualche appunto più dettagliato su questi:

Langhe Riesling 2016 PETRACINE: da vitigni Riesling di Germania piantati là dove il nebbiolo non avrebbe espresso il meglio, un vino caldo molto persistente anche se molto giovane con sentori di frutta quali la mela renetta, profumi intensi della pesca tardiva di Leonforte, che dona una candida freschezza e un lievissimo residuo zuccherino. Acido e salino note di idrocarburi soprattutto all’olfatto.

Langhe Nebbiolo Clarè J.C. 2017: un vino giovanissimo che mi ha colpito.

J.C. che vuol dire Juliette Colbert, la Marchesa che “pubblicizzò” il vino fatto nelle terre del Castello di Barolo,  alla Corte dei Savoia e in tutte le Corti nobiliari europee.

E’ un vino giovane, per giovani, per chi vuol bere “easy”. Nessun passaggio in legno, per questo 100% nebbiolo, dai vigneti più giovani dell’azienda, stupirà per la freschezza, per il colore, per la sua strabiliante mineralità. Un rosso esile, da consumarsi anche in estate con piatti non impegnativi, ma anche con affettati e fritture di pesce. E sì, un Nebbiolo SMART.

Barolo Ravera 2014: si è scritto di tutto. Ormai il vintage 2014 che si appresta ad essere sul mercato nei prossimi mesi è stato offeso, mortificato, strapazzato.

La situazione climatica 2014, non sarà stata una delle più belle degli ultimi anni, ma questo non vuol dire che Madre Natura si debba divertire all’infinito!!

E’ un importante cru, il suolo che ospita questo vitigno è un mix di Marne di Sant’Agata e depositi ferrosi. Il prodotto finale è un vino elegante, tannico contraddistinto da sentori di frutta rossa matura, pepe nero, genziana e rabarbaro. Balsamico.

Custodito in botti di rovere di Slovenia per ben 30 mesi, saprà concedersi anche dopo pochissimi anni.

I Vajra,  han ben domato le imperfezioni intrinseca dell’annata difficile. A me è piaciuto molto.

Ho finito, da Barolo devo spostarmi a Monforte d’Alba. Guardo attraverso le vetrate colorate, i raggi esili di questa giornata uggiosa sono andati via. Ma le vetrate colorate di Padre Costantino e desiderate fortemente dalla Signora Milena danno un tocco estivo all’ambiente. Tutto è colorato. Fuori no.

Ora ho capito.

Felix Angelastri

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