Il terroir di Serralunga d’Alba

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Ho scattato qualche foto, approfitto del tempo soverchio che ho in questo pomeriggio, per sistemare i miei appunti circa le visite a Neive e Barbaresco ed ora sono seduto sul Belvedere a circa 400 metri di altitudine. In questo borgo antichissimo vivono 500 anime. Appena fuori dalla maglia della ragnatela di questa lunga serra, sotto il Castello che da lassù domina, c’è un panorama indescrivibile. Ora è spoglio ma lo scheletro nudo dona, anch’esso, il fascino di uno stile inenarrabile di eleganza. Restano i toni dai colori caldi e il giallore delle nuvole basse appena lambite dal tiepido abbraccio dei raggi solari. Ma al di là di questo impareggiabile spettacolo? Irrompe il protagonista di questo quadro immerso nella storia, una figura silente ma capace di raccontare con autentica verità le vicende di un paesaggio senza tempo… Si, il silenzio.. assordante, roba da stropicciarsi…le orecchie. A volte si potrebbe pensare di aver perso, così all’improvviso, l’udito.

Serralunga d’Alba la già Sera Longa, la lunga serra, quel lembo di terra che ha dalla sua quella di aver donato le uve Nebiolo con qualità estrattive da guiness, robuste, alcoliche e ricche di colore.

Devo far visita ai Palladino. Bella posizione la loro, in piazza Cappellano. Veronica e Alessandro mi aspettano. Una foto frugale ai due giovani: sorridenti, semplici, schietti, sinceri, competenti…veri. E quando, subito dopo averli conosciuti, mi dicono che amano la Puglia, ci sono stati e vorrebbero ritornarci, beh…mi piacciono ancor di più.

Giro in cantina: reparto fermentazione, fra le vasche in cemento e quelle di inox; reparto invecchiamento, con le botti in rovere sloveno e francese, e reparto imbottigliamento e stoccaggio. D’un tratto emerge, quasi a voler richiamare la mia attenzione, il reparto storico, un piccolo museo ricavato nella parte più antica della cantina, dove fanno orgogliosa mostra di sé i vecchi attrezzi da lavoro e alcune bottiglie impolverate appartenute agli antenati.

Dulcis in fundo la sala degustazione. Ci arrivo in compagnia di Veronica e Alessandro. L’ambiente che mi si apre davanti conserva quel tipo di fascino d’altri tempi..che le parole non possono raccontare, mi sembra di essere in una bellissima biblioteca di bottiglie storiche, dai colori caldi.

 

Il lavoro del mio palato comincia ovviamente dalla Barbera Bricco delle Olive 2015; è una Barbera atipica, meno “barbareggiante” dello stereotipo, meno acida, meno austera, ma di assoluta eleganza. E’ l’affinamento nei tonneaux per 15 mesi che ne smorzato i toni. Gioca sul floreale, sul frutto rosso maturo, balsamico e allo stesso tempo croccante e giustamente speziato.

 

Barolo Serralunga 2013 è un vino già pronto. E’ il Barolo che in gergo e con una espressione che a me non piace, si definisce  “base”.  Ma mi chiedo: base di cosa? Vorrebbe significare entry level dell’azienda. Si tratta di un Barolo giovane, ma complesso, tannico, profumi di rose rosse, arancia sanguinella, corpulento.

 

Barolo Parafada 2013 VS Barolo Ornato 2013: come mi dice Alessandro, con gli occhi pieni di orgoglio, è la contesa fra i due Cru che ad ogni discussione di giuria tiene banco. Sono due Barolo assolutamente diversi, ma di spessore. Sono gli importanti  tannini che giocano un ruolo fondamentale in questi due vini. “Il Barolo sarà sempre tannico. E’ la sua impronta”. Il Parafada, che io ho preferito, ha un fascino seducente, al naso delicatissimi profumi di erbe aromatiche quali rosmarino, timo ed alloro. Con il passare del tempo, nel bicchiere, c’è un cambio di passo, il vino acquista fragranza, con sensazioni minerali. Il finale è levigato che invita al riassaggio. Il Barolo Ornato, secondo me, è ancora in stato evolutivo, accomunati dai profumi di piante officinali, con gusto goloso. Chiude lunghissimo. Leggiadro.

Riassaggio, un altro giro. Ormai sono pieno. Sono incredulo, ma da questa mattina le sputacchiere non le ho utilizzate. La visita volge al termine e anche la giornata. Ma succede che Alessandro mi concede un bicier di Barolo Chinato, dettato dai segreti e dalla filosofia Palladino. Promosso, ma a questo punto sono di nuovo come attratto dall’ambiente intorno che sembra volermi proteggere  dentro un abbraccio gentile.. e poi ancora quei “rumori del silenzio” che saziano l’anima e arricchiscono i miei sensi.  Devo rientrare a La Morra, una coscia di coniglio cotto a bassa temperatura dal mio amico, chef americano, mi aspetta. Spero di non bere nulla. Almeno ci proverò.

Ciao Veronica, ciao Alessandro, ciao Serralunga.

Ora sento troppi rumori.

 

Felix Angelastri

 

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