Le distanze avvicinate

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Francia – Puligny-Montrachet

Circa 6 ettari di vigneti suddivisi fra Chardonnay e Pinot Noir. E’ dal 1990 che Benoit Ente conduce la sua attività tramandata dal nonno e dalla zia. La sua azienda si trova a Puligny Montrachet, ma ha piccole parcelle a Mersault e Chassagne Montrachet. Sono vitigni vecchi di 50 anni piantati da suo nonno Camille David. I Village che danno vita a questo Bourgogne Blanc, sono a Puligny ed hanno un’età media di 25 anni. Benoit è il fratello più piccolo di Arnaud , il grande e famoso produttore di Mersault. I suoi vini sono terribilmente rari. Ma Benoit si sta facendo strada e se oggi ha raggiunto un distinto livello, il lavoro costante e caparbio, potrà portarlo agli stessi eccelsi traguardi del fratello maggiore.

La sua filosofia iniziale era quella di produrre vini ricchi, potenti.. utilizzando legni nuovi. Dal 2003 ha cambiato metodologie imprimendo alle stesse un apprezzabile equilibrio dentro margini esponenziali di complessità. Il suo lavoro è maggiormente prospettico sui vitigni e meno nella cantina. Questo si traduce quindi in allevamenti più sostenibili, arature delle terre più frequenti e ausilio dei prodotti chimici solo quando si ravvede una reale necessità. Si selezionano le migliori uve di qualità impeccabile e la raccolta è rigorosamente manuale in piccole cassette, da tradizione.

Circa 18 mesi di passaggio in legno di quercia; leggere chiarificazioni e nessuna filtrazione.

Il suo colore è brillante di un giallo opaco, al naso si presenta subito con sentori di mandorla fresca primaverile, foglie di tiglio e fiori di malva. Al palato leggermente “petillant”, poi subito l’acidità degli agrumi e del bergamotto in particolare che primeggia. Affievolendosi, compaiono delle morbidezze di pera decana matura, molto persistente. La chiusura è molto minerale, sbalorditiva è la sua salinità. E’ già adesso un vino molto equilibrato; 4-5 anni di cantina sapranno smorzare queste “spettinature adoloscenziali” che oggi ne caratterizzano l’essenza.

Un produttore da seguire con attenzione perché Benoit è geniale.

Lettonia – Riga

Temperatura rigidissima oggi qui nella bellissima ed accogliente capitale. Siamo usciti dal nostro hotel, non prima di esserci imbottiti di maglioni e pantaloni termici, destinazione Centraltirgus.

Sito patrimonio dell’umanità dell’Unesco, è il mercato coperto di Riga. La sua storia, la sua composizione, la sua grandezza è singolare, forse unica. E’ formato da cinque ex hangar, destinati un tempo a costruire i famosi dirigibili tedeschi Zeppelin che, diventati vetusti e tecnologicamente superati, furono abbandonati. Realizzando un progetto dell’epoca, elaborato da due architetti lettoni, gli hangar vennero ristrutturati e collegati tra loro da strutture metalliche. Ultimati nel 1930, da allora ospitano il mercato coperto fra i più grandi del mondo con una estensione che supera i 70mila metri quadri. Roba da visitare in hoverboard o in segway, tanto per portare un po’ di occidente da queste parti. Perché se oggi la Lettonia è pur sempre  una Repubblica scevra dall’oppressione sovietica, ne resta tangibile una leggera  impronta fredda, reminescenza di un lontano passato; i sovietici prima e i tedeschi  poi, e, successivamente, ancora i sovietici qualcosa hanno lasciato.

Dicevo dei 5 hangar organizzati secondo le mercanzie vendute all’interno: carne, frutta e verdura, pesce, lattiero/caseario, gastronomico senza tralasciare tutte quelle bancarelle che sono immediatamente fuori e che espongono fiori, cianfrusaglie di ogni specie,  pelli di foca, pellicce di visone e volpi.

Entrandoci, il colpo d’occhio è assurdo. Ci si sente piccoli al cospetto di queste enormi strutture ferrose e al contempo spoglie (nella struttura), ma variopinte e piene di prodotti enogastronomici. Una passaggio repentino fra le carni, zampe e musi di maiale ……mhhh (l’aspetto non è proprio invitante, le nostre filosofie e sicuramente i nostri gusti sono ben altri), fra le verdure e le conserve sotto aceto di cipolle, crauti fatti al momento, agli, funghi, cetrioli, tutti conservati in “boccacci XXXL”.

Il padiglione che ha colpito i miei 5 sensi è stato quello del pesce; di ogni specie, dimensione, specialità e cotture. Salmoni, storioni, aringhe, pesce gatto, luccioperca e lamprede di fiume, vivi, saltellanti, affumicati, freschi, esposti con geometrie perfette o accatastati in una sorta di ordinato disordine.  Le carni del salmone, vanno da un rosa vivo ad un rossastro antico fino a raggiungere quelle tonalità arancio rugginose tipiche delle carni affumicate. Attratto da cotanto splendore e colore, mi avvicino ad una venditrice e chiedo di poterlo assaggiare. Capisco immediatamente che la nostra conversazione sarà una bagarre non semplice. No inglese, no francese, no italiano…no dialetto. Ummmmmhh

Penso a quando, di lì a poco, dovrò farle capire che desidero il pesce sottovuoto, da confezionare così per contenere nel trasporto l’odore forte e pungente, comodo per il trasporto, e sorrido…

Mi fa assaggiare un trancio di sgombro, tagliato a mò di salame, lisca e pelle compresa. Carne di buona consistenza, giusta affumicatura, abbastanza salato per il mio palato.

Mi porge del salmone affumicato. Ha una bella texture strutturata. Al palato è bello grasso, opulento, di carne ricca e saporita. Di ottima consistenza e dal sapore di mare marcato, ha un leggera nuance di affumicato. Soddisfatto dell’assaggio, comincia il siparietto comico quando a gesti cerco di farle capire che desidero comprarlo e metterlo in confezioni sottovuoto. C’è Paola che ride e la signora con gli occhi sgranati e curiosi che mi osserva. La sua vicina di banco le si avvicina, le spiega quello che sicuramente ha recepito e subito dopo un rassicurante “ahhhhhhh…ok ok”. Pago in euro senza nessunissima difficoltà, in quel caso la signora è anche molto veloce nel conto! La saluto e vado via ridendo, felice della prelibatezza che sto portando via.

Una fugace degustazione alla brasserie Labietis che produce a livello artigianale circa 40 tipologie di birra, che per loro comodità hanno preferito suddividere in 5 categorie di colore, a seconda della gradazione alcolica. Attira la mia attenzione una bottiglia con  l’etichetta rossa, e quindi con un gradazione di circa 8%. Devo pur difendermi dal freddo e dalla bellezza delle donne lettoni, quasi tutte accomunate non solo dagli occhi azzurri argentei, ma dai lineamenti candidi ed elegantissimi. Buona la birra…belle le donne. Sono vigile, attento, al mio fianco c’è pur sempre la donna della mia vita, che non ha gli occhi blu, ma potrebbe ugualmente fulminarmi con un semplice sguardo.

Giornata uggiosa, fuori pioviggina. E’ la vigilia del Natale, ma manca la neve.

Italia – Altamura

Ho spremuto i due racconti. Sono seduto a tavola, il mio Bourgogne di fronte…in foto c’è il riassunto. Appagato.

Felix Angelastri

 

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