Pipita. Chi è costui?

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Nel giardino c’era Pipita che abbaiava e la radio, che si era accesa in maniera automatica con la sveglia delle 7, passava Phil Collins “You can’t hurry love”. Una bella canzone per cominciare bene la giornata.

Quel molossoide d’un Pipita, continua ad abbaiare. Ed io sono preoccupato. Devo scendere giù a fare colazione, dove la Carlotta, proprietaria del B&B Casamatta, avrà preparato uno dei suoi squisiti manicaretti. Santa donna.

Per forza di cose incrocerò il cane corso, grande come un cetaceo; ho già avuto modo di fare un incontro ravvicinato con questa “mansueta” creatura quando lo scorso anno, in una tarda notte, rientrai al B&B insieme al testaplà di Ito, marito di Carlotta. Lui entrò in casa ed “involontariamente” mi ha lasciato in balia del cane: buio pesto, giardino, cancello chiuso io ed il cane che mi mostrava i denti ringhiandomi contro. Non ve lo auguro. Ma può mai un cane chiamarsi Pipita? Sarà juventino come il suo padrone e avrà sicuramente subodorato la mia vena rossonera. Non corre buon sangue fra di noi.

I tre giorni di full immersion, sono stati fatali al mio fisico “gracile ed instabile”. Il binomio stomaco/fegato… sono in affanno. Sono stanco e allora mi concedo mezza giornata di riposo. Lo ha fatto anche colui che ha creato l’Universo. Io però ho accusato il colpo qualche giorno prima. Quindi mi sento giustificato.

E allora mi dedico ad esplorare le viscere di questo centro storico, fra torri, piazze e varie enoteche. No, devo tenermi lontano. La tentazione è forte.

A La Morra, in via XX Settembre, ha sede il piccolo ristorante dove vado spesso; i proprietari sono due amici, Ito di cui parlavo prima e Stefano. I due tizi sono degli sfigati: il primo perennemente calvo con la sua boccia lucidissima è un gobbo bianconero! ‘Diversamente’ arrogante nel rapporto con la gente, sempre disponibile al confronto e alla discussione sui vini mettendo a disposizione le sue vaste conoscenze nel settore, pieno di sé.. ma con l’approccio elegante di chi non vuole ostentare la propria passione, piuttosto regalare agli altri qualcosa di sé .. ma non fate mai l’errore di avventurarvi contro i colori bianconeri! L’altro è uno storico sfortunato interista. Ecco, già l’accoppiata, titolari di questo ristorante, la dice lunga. Se poi analizziamo il nome che hanno deciso di donare al locale, MORE E MACINE…ognuno ne tragga le proprie conclusioni.

Sono seduto al tavolo, sono ancora una volta solo, ma solo per il momento.

Leggo velocemente i titoli cubitali del quotidiano sportivo rosa; mi chiedo, sorridendo, perché non leggano il Tuttosport. Forse una rivincita del proprietario nerazzurro, l’unica vittoria che gli è stata concessa in gergo sportivo!

Un bicier di Champagne Pascal Doquet Horizon  Blanc de Blancs, mi viene offerto: 3 anni di affinamento, Chardonnay in purezza, pallido color oro, perlage molto fine, una buona spinta minerale, sentori di nocciola tostata, aromi intensi di pesca e mela. Abbinato ad un ottimo Comte dal profumo intenso di burro con un goloso retrogusto fine e molto persistente. Complimenti per la selezione.

Non devo bere, non devo bere.

Mi sento solo fino al momento in cui 3 bellissimi bambini, Ito, Stefano e Carlotta si siedono al tavolo. Bello.

Ecco l’ultimo “commensale” che raggiunge la sedia: il menu, grande quanto ad una piccola lavagna addobbata con una maniglia “retrò” di bronzo stilizzata. Si , proprio così, sarà un’idea strambalata dei due, ma qui il menu si siede sulla sedia, si sceglie e si prenota. Mah!!!

Taglieri di salumi e formaggi, battuta di Fassona, vitello tonnato, ravioli del plin burro e salvia,  pancia di maiale ed un fantastica coscia di coniglio cotta a bassa temperatura contornata con un soffice pure e verdure sbollentate. Lo chef americano Alex, ci sa fare e anche molto bene.

Non devo bere, non devo bere.

Ecco qui: Barolo Ornato 2013 di Palladino, Barolo Cascina Fontana 2012, Crozes Hermitage Blanc 2011 Dard & Ribo e Santenay di Colin Morey 2013.

Mi soffermo su quest’ultimo: rosso pallido, esile, fragola, ciliegia e lampone. Una spinta acida; al palato parte leggero e diventa più sostanza più robustezza dopo pochi attimi concedendo la liquirizia. Tannino delicato, sentori di pelali di fiore di viola, poi terra bagnata, humus. E’ profondo, aromatico e persistente. Ceppo Centenario come riporta l’etichetta. Un bel lavoro di Pierre-Yves Colin-Morey.

La carta dei vini è qualcosa di raro, è un tomo che pesa quanto il Pipita e che raccoglie una bella fetta dei vini locali, Champagne e tantissima Francia.

Ma non dovevo bere….

La serata va avanti fra bicchieri svuotati e riempiti, ottimi piatti, bellissima compagnia e burlate dei 2 piemotesi “L’uomo che viene dal sud”, “l’uomo che parla con i cammelli”, “Terun”.

Si torna al B&B, spero che il Pipita sia fuggito in cerca di un miglior padrone.

Sono a La Morra, e se è vero che tutto il mondo è casa propria, ho ragione di ritenere che questa la sento una mia seconda casa. Grazie amici.

Felix Angelastri

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