L’amante burrosa

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La notte dominava sul mondo, le finestre aperte e le tende che svolazzavano morbide assieme alle punte infuocate degli stoppini delle profumate candele ad olio.

Sul grande letto le lenzuola di seta rosso granato, c’è lei, imperlata di sudore. Capelli wild tiger, occhi di una forte tinta ocra. Il busto è una scultura marmorea di squisita fattura, sembrerebbe una Venere vincitrice: perfetta continuità dei muscoli dalla nuca alle spalle; il seno è esplosivo, è imperioso. E’ da contemplare, da guardarlo per ore intere. “Un sorriso che era una farfalla  e il suo seno è un fuoco a due fiamme”, scrisse Antonio Skàrmeta ne Il Postino di Neruda.

E poi giù per l’ombelico il ventre arriva languido ed è fluido e sinuoso, c’è materia, cosce tornite e rotonde, polpacci tonici, caviglie strette chiudono queste maestose gambe, lunghissime sode e rifinite.

L’attacco dei glutei è graduale, poi si fa tondeggiante. E’ il concentrato di potere, fascino e perfezione. Lo stimolo erotico è al limite. Stringerlo fra i denti, meglio farlo con lentezza e delicatezza. Il profumo della pelle è intenso ed inebriante, un mix di cannella, zafferano, pepe nero, e l’afrodisiaco cardamomo; c’è un totale senso di seduzione.

Il mio lucid dream, finisce qui, con questa visione pilotata e piacevole. C’è un risveglio: apro gli occhi e quando tutto ritorna ad essere più nitido…..sono da Maria Teresa Mascarello, e fra le mani ho un calice; sono seduto, lei mi parla ed in bocca ho il Barolo 2013. Ora è tutto limpido. La massima espressione più autentica che un Barolo può sussurrare, soggettivamente.. sorrido.

Nel pellegrinaggio vitale di ogni appassionato enofilo, questa è La Mecca.

Bartolomeo, Giulio, Bartolo, Maria Teresa: direbbero gli Americani, i Mascarellos.

Cannubi, Ruè, San Lorenzo nel comune di Barolo e Rocche dell’Annunziata nel comune di La Morra per un totale di 5 ettari , per circa 30000 bottiglie annue suddivise per: Barolo, Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Freisa.

Una prima fermentazione in vasche di cemento e poi una seconda con un lungo riposo in botti grandi di rovere di Slavonia . Qui si respira tradizione e l’etichetta NO BARRIQUE NO BERLUSCONI non è una trovata pubblicitaria. La signora Maria Teresa ci tiene a sottolineare che è una cantina di dimensioni artigianali e familiari. Crede in quello che fa e non ha bisogno di classificazioni particolari. Falce e zappa nelle terre, letame per concimazione, zolfo e rame per le eventuali malattie delle piante, fasi lunari per l’imbottigliamento. Proprio come le è stato tramandato..seguendo lo stesso prezioso rituale che si tramanda da generazioni. Si definisce un’estremista.. ma dove il progresso ha dato risultati, non lo disdegna.

In cantina, si è preoccupata di scrivere su piccole lavagnette : TUCA NEN. Ma sarà mai possibile che la proprietaria scriva questo, dentro casa sua? Perché? La signora Maria Teresa quasi legge i miei pensieri..Scoperto l’arcano “la mia mamma Franca, scende qui in cantina prende ciò che le serve in quel preciso istante e porta via. A volte le serve il vino per sfumare in cucina. E quindi ho dovuto ricordarle che questa roba non si tocca”.

Ci sarebbe da scrivere un libro su Bartolo Mascarello e su sua figlia, si potrebbero scrivere parole infinite… ascoltarla è stato un piacere, visitarla un onore, sognare un suo Barolo fattosi donna burrosa ed eccitante, ancor di più. Ripensare che la signora Franca, le soffi da sotto gli occhi delle bottiglie che il mondo intero desidererebbe, per sfumare in cucina, beh.. mi ha fatto tenerezza. Non solo vini, ma nettare  dentro storie, ‘vissute’ da persone che ci permettono di ereditare valori che abbiamo il dovere di proteggere.

“Il buon vino è ogni volta una sinfonia di quattro movimenti, eseguita al ritmo delle stagioni. Il sole, il terreno, il clima e i vitigni modulano l’opera, mentre il vignaiolo, come solista, imprime la sua cadenza.”
(Philippe Margot)

Felix Angelastri

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